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Illuminazione per gli spazi di cura, tra funzionalità e la ricerca della quotidianità

Come i nuovi luoghi di cura si adattano alle esigenze dei pazienti, e come la luce può avere un ruolo rilevante nei processi di guarigione ?

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Redazione

Committente: Fondazione Tera

year: 2019

La luce ha un impatto determinante per i pazienti a lunga degenza, per come essa interagisce con lo spazio e come questo viene modulato da essa. Progettare e studiare lo spazio di cura non solo pone delle responsabilità enormi nelle mani del progettista illuminotecnico, ma necessita di un profondo ragionamento alla base di che tipo di ambiente si vuole sviluppare.

Nel corso degli ultimi anni, si è sempre più orientata la progettazione degli spazi di cura in una chiave il più possibile “domestica”, lo spazio di degenza ha voluta umanizzare gli spazi e renderli più fruibili per il malato. Questo nuovo concetto, cerca di porre il malato come persona, e non come malattia da curare, al centro del progetto, chiedendo al progettista lo sforzo di garantire un ritorno alla quotidianità per chi deve affrontare una sfida impegnativa e complessa.

A lato di questo, il tema è stato molto spesso affrontato solo nella sua declinazione ospedaliera, dimenticando il mondo della lunga degenza, degli spazi di cura per chi, come il malato oncologico, richiede periodi prolungati per i trattamenti, con spazi strutturati su esigenze incredibilmente specifici e trasversali, avendo target di età, sesso, tipologia della malattia, molto eterogenei tra loro.

Si crea quindi una richiesta complessa, da una parte lo spazio deve garantire tutti gli standard clinici più elevati, dall’altra deve garantire un senso di normalità alle persone. Questo è possibile solo se si è capaci di vedere la flessibilità, integrata con le più recenti tecnologie, per garantire uno spazio che sappia adattarsi alla persona, e non il contrario.

In questo contesto, diventa determinante il ruolo della luce nella progettazione dello spazio. Ove la parte di strumentazione e arredi sia vincolata da determinate esigenze mediche, la luce e il colore diventano elemento di lavoro con il quale creare e modulare lo spazio per rendere l’esperienza del luogo il più gradevole e utile al paziente, per rendere il luogo favorevole alla guarigione della persona.

L’idea però che la luce artificiale imiti e sostituisca la luce naturale, non è sempre la soluzione migliore. Quando si progetta uno spazio di cura, la capacità deve essere quella di creare diversi livelli di utilizzo, di creare la capacità di integrare ed adattare la luce artificiale a quella naturale, creando un ambiente che sappia accogliere il paziente ed evitare il senso di alienazione ed isolamento che gli ospedali, purtroppo, spesso creano.

Come creare tutto ciò ? Riportare la persona al centro del progetto tramite l’ Human-Centric-Lighting (HCL). L’HCL è stato definito dall’associazione Lighting Europe come quei sistemi di illuminazione che combinano effetti visivi, biologici ed emozionali della luce, influenzando il benessere e le prestazioni delle persone.

I benefici di questo tipo di progettazione si distinguono in tre tipologie:

Visivi: Migliorare il comfort visivo e la sicurezza negli spazi

Emotivi: Migliorare l’umore e il rilassamento delle persone

Biologici: Migliorare la concentrazione, il ciclo sonno-veglia e le capacità cognitive

Questo viene gestito tramite una gestione intelligente della luce, tramite l’uso di sensori/IOT che garantiscano il corretto bilanciamento con la luce naturale e le esigenze visive e di attività del paziente, la capacità di mutare il colore della luce in base alla fase del ciclo sonno-veglia, e la capacità di adattarsi alle singole esigenze ( basti pensare ai pazienti con problemi di sensibilità visiva )

Quella che si pone nei prossimi anni, è una sfida, quella di creare spazi su misura per il paziente e i suoi familiari, in cui non siano più solo le logiche normative e di efficienza a dettare le regole, ma il benessere del paziente stesso.