Case Study

Where there was light

Il progetto where there was light, si occupa di dare nuova luce a luoghi di culto, con un focus particolare sugli edifici di culto, sconsacrati o loro pertinenze, per dare nuova identità o far rivivere questi luoghi.

I luoghi di culto sono da sempre spazi di inclusione e comunità, luoghi che accolgono e invitano a (Ri)trovarsi, a riflettere e riunirsi. Molto spesso, questi luoghi o i loro accessi, stretti e rinchiusi da città che si sviluppano sempre più a rubare la loro dimensione, si ritrovano ristretti e messi da parte, dimenticati o abbandonati.

Il progetto Where There Was Light, vuole intervenire su questi luoghi, innescando una serie di ragionamenti e pensieri che possano attivare un nuovo modo di vivere e pensare questi luoghi, in cui la luce diventa innesco per vedere in modo diverso lo spazio e recuperare quella dimensione comunitaria, gesti di luce che creino una nuova dimensione per lo spazio e un nuovo modo di osservarli oltre l’involucro architettonico che li rappresenta.

Details

Light Art

Different Location Italy

2018-2020

Santuario della Madonna del Sasso – The light of Faith

 

Durante l’emergenza data dal COVID-19, gli spazi di culto si sono ritrovati improvvisamente vuoti, i fedeli non potevano più ritrovarsi e a loro sono venute incontro le nuove tecnologie, video, foto per mantenere quel rapporto con lo spazio a cui sono legati.

 

Su questo fronte, per rappresentare la sacralità di questo rapporto, è stato sviluppato un modello di installazione di light art. Ha preso così forma un progetto che si prolungherà in questi mesi attraverso installazioni in diversi luoghi di culto nell’area del Novarese e del Verbano Cusio Ossola.

 

La luce diventa segno della fede e della speranza diventa un simbolo di quel rapporto spirituale che lega il fedele alla chiesa, indipendentemente dalla sua presenza. Questa forza è rappresentata da un fascio di luce, che attraversa verticalmente la chiesa, da terra alla cupola, una luce che illumina lo spazio grazie alla sua forza.

Sede dell’installazione il Santuario della Madonna del Sasso, splendido santuario del XVIII Sec, in stile tardo barocco a croce greca, su uno sperone roccioso sopra il lago d’Orta, punto panoramico d’eccezione per abbracciare, con un solo sguardo, tutto il Cusio e i monti della riviera orientale.

Lo spazio, attualmente in fase di rinnovamento dell’impianto di illuminazione, è stato selezionato per la forte valenza simbolica del luogo, insieme allo stretto legame che hanno gli abitanti della sponda del lago con il loro Santuario.

Quadriportico del duomo di Novara

Seconda installazione del progetto. Il luogo scelto è l’ingresso secondario del quadriportico del Duomo di Novara, uno spazio mutato e trasformato dalla sua originale configurazione. Chiuso da cancellate, tra i parcheggi di accesso e ingresso di uffici, aveva bisogno di richiamare la sua valenza di luogo di accoglienza per i fedeli.

L’anima dell’installazione è nel gioco di ombre e linee geometriche, sviluppate dal passaggio delle persone tramite sensori di presenza, creando una scansione al passaggio che  valorizza l’ingresso laterale del quadriportico del duomo. La luce è stata studiata per creare un effetto luminoso geometrico e simmetrico tramite le ombre create sulla volta centrale.

 

Una luce di accento che caratterizza il passare dei fedeli, rispettando la monumentalità e la sacralità del luogo, un installazione studiata per dare un segno leggero e rimanere mimetica, visibile da chi raggiunge il quadriportico ma non da chi la attraversa, che diventa involontario protagonista dell’azione che attira l’occhio e richiama verso il quadriportico che accoglie il fedele che attraversa la luce.

La luce d’accento è in grado di orientare gli sguardi ed enfatizzare gli elementi architetturali. Con questo spirito l’installazione sviluppa e si anima grazie al passaggio delle persone, la scansione del tempo data dal passaggio dei fedeli, luce della chiesa, che risvegliano con la loro fede questi luoghi e ridanno importanza al gesto del passare dalla città al portico, riattraversando un confine temporale e religioso al contempo.

 

IED Como

Come prima location per il progetto è stato scelto di valorizzazione l’ ex cappella interna al palazzo che ospita il prestigioso Istituto Europeo del Design di Como. Il progetto verte intorno ai due usi dello spazio, sia come area di lavoro per gli studenti di Fashion Design e set fotografico, sia come sala eventi per conferenze.

Il progetto vuole richiamare l’identità dell’ex luogo di culto, dando una dimensione eterea dello spazio, ridare una nuova visione dello spazio, restituendo le caratteristiche visive allo spazio tramite un gioco di luci sviluppato tramite un attenta calibratura di luci a led e neon, che disperdono creando uno spazio dai confini labili

Si è quindi studiato un doppio sistema di illuminazione, il primo, operativo, tramite un sistema di fonti luci lineari, per offrire una luce uniforme delle aree di lavoro e rispecchiare la fedeltà dei colori dei tessuti, tramite fonti ad alta resa, dall’altra una installazione permanente, attivabile tramite un sistema differenziato, utilizzata per set, sfilate ed eventi pubblici aperti alla città, a restituire la dimensione di apertura tipico dello spazio ecclesiastico.

 L’installazione è stata sviluppata per creare uno spazio etereo, che annulli i rivestimenti recenti delle superfici, dando una nuova dimensione spaziale e creativa dello spazio, tramite un bilanciamento e una mescolanza di fonti luminose a led e al neon che, combinate, creano diversi livelli di “spessore” della luce percepita

 

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Hangar 2173 Museum